Relazioni

Come affrontare il dolore della separazione

Quando una coppia interrompe una relazione, i due partner iniziano un importante processo di ridefinizione, che conduce ognuno a ricercare un equilibrio ideale senza la vicinanza di colui che ha condiviso una parte della nostra storia insieme a noi. Questo processo di ridefinizione, che nella maggior parte delle situazioni viene raggiunto, in un tempo più o meno lungo, è il risultato dell’attraversamento di tre fasi: dalla prima che è quella del dolore, alla successiva della rabbia, per arrivare all’ultima fase, la fase finale della ricostruzione di noi stessi. Vediamo come affrontare il dolore della separazione.

La fase del dolore profondo

La prima fase dopo una separazione, che affligge soprattutto il partner che è stato lasciato ma in certe situazioni anche colui che lascia, qualora sia essa stata una scelta frutto di sofferenza, è quella del dolore profondo: tutto perde di significato, vediamo le cose da un’altra prospettiva e niente ci sembra lo stesso senza il nostro partner. Ci sentiamo spogliati, nudi di fronte al mondo e non sappiamo da che parte guardare.

Quando infatti scegliamo di unirci a qualcuno, inizia un processo di “accomodamento”, di avvicinamento al partner che ci spinge a costruirci una idea comune, un “noi” all’interno del quale c’è il nostro “io” e che quindi appare fortemente condizionato dalla nostra relazione. E quando questa relazione si interrompe, crollando quel “noi” crolla anche una parte del nostro “io”. E noi ci sentiamo spaesati, con l’impressione di avere totalmente la responsabilità dell’essere stati lasciati. E partono gli interrogativi: “se quella volta avessi fatto..”, “avrei dovuto…”, con una completa colpevolizzazione che incrementa la nostra già grande sofferenza.

Le emozioni che si provano in questa prima fase sono per lo più negative: dolore, senso di annullamento, disperazione, ed estrema solitudine. Nei nostri pensieri dominano i ricordi, non riusciamo a pensare ad altro e tutti i tentativi degli amici di consolarci e di non farci pensare al nostro ex partner sono destinati a naufragare. Sentiamo che niente ha più senso senza di lui. Il lavoro, i fine settimana, gli svaghi, lo shopping: tutto diventa inutile.

È necessario infatti in questa fase sentire di “toccare il fondo”, “vivere” la propria disperazione per poterla elaborare e, anche se all’inizio sembra estremamente difficile, superare. Gli amici che con le loro buone intenzioni ci suggeriscono di “non pensarci”, in realtà non ci stanno aiutando, ma soltanto ritardando questo processo: è doloroso pensare alla storia, ma sarà soltanto elaborandola che riusciremo a superarla.

La fase della rabbia

La seconda fase in genere arriva dopo qualche tempo: possono essere giorni o settimane, a seconda del nostro grado di elaborazione. È la fase della rabbia: iniziamo a vedere le cose da un’altra prospettiva. Non ci sentiamo più in colpa per tutto, la fine della storia non è responsabilità soltanto nostra, ma anche e soprattutto del partner.

Il dolore diviene sempre più sopportabile e avvertiamo il bisogno di parlarne con gli altri, cosa che fino ad adesso ci sembrava difficile e ci provocava ulteriore sofferenza. E abbiamo la necessità di trovare conferme alla nostra rabbia, per questo siamo inconsciamente spinti a confidarci con chi sappiamo che la penserà come noi. È utile soddisfare questa nostra esigenza, perché parlarne ci aiuta a vedere la nostra storia dell’esterno, cosa sulla quale spesso le mie pazienti mi chiedono di aiutarle, e contemporaneamente ci aiuta a prenderne le distanze: la nostra storia da “intima” diviene “condivisa”, così come le sofferenze che ci ha causato vengono meno.

Ci arrabbiamo con il nostro partner, che ci ha fatto del male; i pensieri ossessivi sulla sua figura, suoi ricordi continuano ma sono diversi, ci fanno rabbia più che soffrire. Ogni canzone, ogni luogo ci ricorda lui ma sentiamo di essere più in grado di fronteggiare il dolore.

Siamo pronti per la terza ed ultima fase.

La fase della ricostruzione di noi

Siamo nella fase dell’accettazione, iniziamo a riconoscerci come persone anche senza il nostro partner. Ci riappropriamo del nostro “io” che a questo punto non dipende più da quel “noi”. Troviamo nuovi interessi, nuove passioni, spesso cerchiamo anche nuovi amici che non ci ricordino lui e decidiamo di ripartire.

Anche questa fase ha una dose di sofferenza, poiché tale scelta implica comunque il rinunciare a una parte di sé che per un tempo più o meno lungo è stata legata al nostro partner, tuttavia lentamente riusciamo a capire che possiamo accettarla, perché fa comunque parte della nostra storia e, seppure con tanta sofferenza, ci ha fortificato e aiutato a capire quello che vogliamo da noi stesse e soprattutto dai nostri compagni. È la fase in cui riusciamo a dare un senso al tempo passato insieme alla persona amata, ma con lo scopo di riprendere la nostra vita.

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