Tatuaggi all’hennè, sono davvero senza rischi?

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Cosa si nasconde dietro al tattoo all’hennè?

Scopriamolo insieme

Il fascino mistico e allo stesso tempo animale di un tatuaggio, è qualcosa che colpisce tutti, uomini  e donne. La tentazione di fissare un momento, un ricordo, un amore sulla propria pelle per tutta la vita, è forte e molti scelgono con cura e riflessione il soggetto da farsi tatuare, proprio grazie al significato profondo che questo avrà nel corso della vita.

Ma dipingere il proprio corpo, è da sempre per l’essere umano anche un modo per sedurre: la pelle decorata diventa veicolo di sensualità e ci fa diventare opere d’arte viventi. Ci rende speciali.

Di gran moda negli ultimi anni, i tatuaggi all’hennè sono la scelta ideale per chi di noi vuole provare a dipingere la pelle senza avere la responsabilità di un disegno permanente, da rivedere ogni mattina allo specchio per tutta la vita.

Il tatuaggio all’hennè è in realtà una pratica molto antica utilizzata dalle tribù indigene, che solo recentemente ha conosciuto le luci della ribalta grazie a due fattori fondamentali: la permanenza del disegno dipinto sulla pelle che varia da 2 settimane ad un massimo di 40 giorni, a seconda del clima e del ph della pelle del soggetto e la sicurezza garantita (si pensava) dal composto erboristico e naturale che sta alla base della tintura utilizzata.

Sulle spiagge di molte mete turistiche per eccellenza, sono cresciuti in maniera esponenziale i tatuatori itineranti, che con poche decine di euro assicurano una decorazione temporanea ed estremamente seducente.

In realtà l’hennè, tintura naturale utilizzata per effettuare questi tatuaggi non permanenti, non è la stessa utilizzata per la colorazione dei capelli, essendo in realtà una colorazione di un nero intenso (a differenza dei composti per capelli che variano dal marroncino al rosso) ricavata dall’Indigofera Tinctoria. 

Trattandosi di un composto in origine solido e ridotto in polvere per l’utilizzo, esso dev’essere miscelato con diluenti e fissativi per stabilizzare il colore sull’epidermide.

Anticamente il ruolo di fissativo era appannaggio del succo di limone, che garantiva la persistenza della colorazione sulla pelle. Oggi però sono in commercio molte soluzioni già pronte per i tatuaggi all’hennè che hanno un livello di p-fenilendiammina (un agente scurente tossico presente anche nel kevlar), che va oltre il triplo della quantità consentita dalla legge, paragonabile al tasso di prodotto presente nei toner delle stampanti o negli pneumatici.

Khaleefa Al Romaithi, direttore dell’ente per la salute pubblica di Abu Dhabi, dove la moda del tatuaggio all’hennè impazza tra i giovani e i turisti, allerta il pubblico con campagne rivolte alla sensibilizzazione del fenomeno poiché un’esposizione continua a questa tossina presente in alcune tinture, può portare ad una drastica riduzione dell’ossigeno presente nell’organismo e in alcuni casi anche ad asma e a gravi ustioni.

 

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