Licenziamento: come non cedere all’insicurezza e avere la forza di ricominciare

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wrCon l’attuale situazione lavorativa italiana e la crisi che non accenna a diminuire il tasso di disoccupazione è al massimo storico: sempre più italiani si trovano in mezzo a una strada dall’oggi al domani.

Il licenziamento è diventato lo spauracchio di tutti, così spesso e volentieri sopportiamo condizioni lavorative che altrimenti avremmo ritenuto inaccettabili per paura di esser mandati via.

Una volta il licenziamento era un concetto astratto per moltissime persone, la maggior parte degli adulti avevano un impiego sicuro, il posto fisso era insomma una realtà auspicabile e conquistabile con il duro lavoro e l’impegno quotidiano.

Oggi però purtroppo le cose sono cambiate: il mercato del lavoro non si basa più (solamente) sulla meritocrazia, i posti di lavoro scarseggiano e il precariato affligge il karma di tutti i lavoratori, giovani e non.

In questo clima di terrore il licenziamento è diventato una crudissima realtà, sempre più aziende chiudono i battenti dall’oggi al domani, lasciando a casa centinaia e centinaia di onesti lavoratori.

Essere messi alla porta è innanzitutto un trauma, prima che dal punto di vista economico da un lato prettamente psicologico: perdere il posto dove esercitare il proprio mestiere costituisce una dichiarazione d’intenti aziendale di rifiuto del lavoratore,  una sorta di “non mi servi più” che innesca un processo inconscio a volte devastante nella psiche del lavoratore.

Indipendentemente dalla motivazione del licenziamento, dall’estinzione aziendale fino al taglio di personale, il messaggio inconscio che arriva al lavoratore è unico ed equivocabile e il processo di devastazione dell’autostima è difficile da evitare.

In soggetti molto sensibili o in periodi particolari della vita, è facile che un licenziamento improvviso inneschi una reazione a catena piuttosto distruttiva per l’individuo: il neo-disoccupato si sente inutile e buono a nulla, la depressione e il senso di fallimento fomentano un atteggiamento di auto-colpevolizzazione e di auto-svalutazione che permeano l’atteggiamento del malcapitato fino a rendergli impossibile il raggiungimento degli ideali di efficienza e produttività necessari per la conquista di un nuovo posto di lavoro.

Non poche volte poi accade che, più che mai sfiduciato dai fallimenti lavorativi e gli insuccessi nella ricerca di un nuovo lavoro, il neo-disoccupato estenda questa sensazione di fallimento a tutti gli aspetti della propria vita, progressivamente si isoli da familiari e amici e tenda ad attribuire gli esponenziali insuccessi in ogni aspetto della vita alla propria inadeguatezza.

Molti invece vivono l’esperienza del licenziamento in modo diametralmente opposto: percepiscono “l’abbandono” dell’azienda dove prestavano servizio come una sorta di vessazione personale, assumendo di conseguenza un atteggiamento recriminatorio atto più che altro a sfogare la rabbia repressa nei confronti del datore di lavoro. Come nella situazione precedente, un atteggiamento negativo e un comportamento iracondo e pretenzioso non portano certo alla conquista di una nuova posizione lavorativa, con la conseguenza che il neo-disoccupato letteralmente impedisce a sé stesso di migliorare e di progredire come professionista.

Una fine…è anche un inizio

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Ricominciare dopo un licenziamento è un affare ben difficile, anche con il supporto di famiglia e amici pronti a tenerci per mano in questo difficile percorso; ma non bisogna mai dimenticare un precetto fondamentale: tutto ciò che appassisce lascia spazio per qualcosa di nuovo, inesplorato e pieno di possibilità. Questo significa una cosa sola: ciò che sarà dopo che l’azienda ci ha messo alla porta dipende anche, in questo periodo di crisi, esclusivamente da noi. La grinta, la positività, l’energia e la capacità di sorridere anche durante i periodi bui, sono qualità che non passano inosservate, mai. Un atteggiamento positivo è il primo e più importante passo per cominciare a ricostruire la nostra carriera.

Il tempo che ci vuole

Molti di noi si lanciano nel mercato del lavoro il giorno dopo esser stati congedati, per poi ritrovarsi con ansie e insicurezze nel bel mezzo di un colloquio di lavoro. Mai dimenticare che il licenziamento è metaforicamente un lutto, una perdita per la nostra interiorità. Concedersi il giusto periodo di convalescenza emotiva per riprendersi dal distacco ci consentirà di elaborare l’accaduto e di far si che il nostro futuro non sia minacciato da sentimenti inespressi.

Riconoscere e condividere

Il licenziamento, anche senza responsabilità effettiva di chi lo subisce, spesso provoca al lavoratore un sentimento di profonda vergogna, che aumenta la fretta di trovarsi un nuovo lavoro, di qualsiasi natura esso sia. Il primo passo per un’accettazione serena dell’accaduto è la candida ammissione di fronte ad amici e familiari di ciò che è successo, insieme alla manifestazione della volontà di agire. Amici e affetti saranno più che lieti di darci una mano per ricominciare.

Se proprio non riusciamo a starci male possiamo cercare di condividere l’esperienza con qualcuno che abbia subito lo stesso tipo di trauma: la condivisione del trauma e del turbinio emotivo che ne deriva aiutano a comprendere che non si è soli e che si può ricominciare da zero.

Stringersi e andare avanti

Quando ci troviamo improvvisamente con tanto tempo libero ci sembra di avere una vita vuota e la depressione può essere dietro l’angolo se veniamo da un licenziamento: rinsaldiamo le relazioni interpersonali con colleghi ed amici, oltre ad aiutare l’autostima queste relazioni riempiono il tempo libero e aiutano a non sentirsi rifiutati.

Se proprio non riusciamo a trovare un posto di lavoro fisso, o il panorama professionale non ci soddisfa, possiamo sempre trovare un corso di formazione adatto alle nostre attitudini: le diverse amministrazioni regionali destinano annualmente ingenti somme per la creazione e il mantenimento di corsi di formazione (con rimborso statale delle ore frequentate) che hanno come destinatario gli inoccupati e i cassa-integrati che vogliano reinserirsi nel mercato del lavoro.

 

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